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Lavoro & Passione

Sono trent'anni che faccio questo lavoro, eppure quelle (poche) volte che mi capita di assistere a qualche convegno può succedere che io venga rapito non tanto dall'argomento in se stesso quanto dalla passione di alcuni relatori nel divulgare la loro conoscenza. A Vico Equense ogni anno forniamo i nostri servizi per il Premio Capo d'Orlando, giunto quest'anno alla diciannovesima edizione. E' stato conferito un riconoscimento al Premio Nobel per lo studio su comportamento dei fotoni al francese Serge Haroche, che ha fatto una relazione ovviamente tecnica, ma molto interessante sulle probabili applicazioni della sua ricerca.

Ma due ospiti li ho personalmente eletti eroi italiani dei nostri tempi, per l'entusiasmo nello svolgimento della loro professione: il dr. Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta e accanito sostenitore dell'alta potenzialità e redditività della cultura, e partigiano della formula (sia benedetta) che in Italia per ogni euro investito nella cultura c'è una resa di 10! E' ormai evidente che con tutto il patrimonio culturale esagerato, grandioso, debordante che abbiamo a disposizione potremmo vivere tutti di rendita e dignitosamente. Ed è la passione di quest'uomo che fatto aumentare gli introiti della Reggia del 20 %!

L'altro eroe è lo scrittore Bruno Arpaia, che confesso a me sconosciuto; mi ha convinto della certa relazione tra arte e scienza citando confessioni di grandi scienziati che affermavano e affermano che senza l'estro, la fantasia, ma soprattutto la capacità di sognare, la maggior parte delle scoperte non sarebbe stata possibile. Inoltre, come sosteneva Gabriel Garcia Marquez, il lavoro dello scrittore dev'essere svolto allo stesso, identico modo di qualsiasi altra professione, passando le sindacali 8 ore "sul pezzo". La sua passione l'ha spinto a passare diversi giorni al Cern di Ginevra, non tanto per capire il funzionamento dell'acceleratore di particelle, quanto per conoscere l'entusiasmo e la fibrillazione che gli scienziati provano quando intravedono una possibile, anche infinitesima novità in merito allo studio che stanno effettuando. 

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Smartphone

Mio padre non ha mai avuto la patente e quando ero piccolo ci si spostava esclusivamente col tram o con l'autobus. Poi quando ho cominciato a frequentare la scuola superiore avevo la tessera ATAC "Intera rete". 

Mi sentivo il padrone di Roma. La conoscevo così bene che l'attraversavo passando da un autobus all'altro come Tarzan con le liane. Ma soprattutto quello che m'affascinava era impregnarmi del tessuto della gente, il calore, gli odori e le puzze anche, i colori e soprattutto i discorsi di cui la gente in qualche modo mi faceva partecipe. 

"Scusi quest'autobus ferma a via... all'altezza del n.15 che c'ho un appuntamento col dottore, per via della sciatica. Ieri non potevo neanche camminare e la vicina m'ha fatto una puntura. Perché pure lei ci soffriva tanto e m'ha fatto provare sta medicina che, oh... na mano santa! L'unica cosa è che bisogna evitare di bere alcool, ma si figuri, io? un bicchierino ogni tanto co mi marito, ma sinnò! Lui invece, ammazza si je piace er vino! Però bravo, eh! Nun m'ha fatto mai manca' gnente! L'unico vizzio, è sfegatato daa Roma! Quando c'è a partita, nun te ce poi avvicina'. Lei pe chi tifa?" e così via. E arrivavi a destinazione senza renderti conto del tempo che avevi passato nel traffico. 

Adesso, ogni mattina per andare al lavoro prendo il "tranvetto" alle ferrovie laziali e scendo a Torpignattara; benché questi vagoni siano ormai sfiniti da tanti anni di servizio, continuano rumorosamente a fare il loro quotidiano lavoro e all'interno dei vagoni l'unico rumore che si sente a parte lo sferragliare dei giunti ormai logori è qualche dialogo telefonico spesso in lingue pittoresche e incomprensibili. Il resto dei viaggiatori sta con gli occhi fissi sugli smartphone, alternando le schermate di Whatsapp e Facebook, il resto... un silenzio assoluto, quasi assordante. Nessuno ha più voglia di scambiare due chiacchiere, e chi ha bisogno di informazioni consulta il telefonico. Gli altri giocano, chattano, ascoltano la musica, guardano le foto e i video chiusi nel loro mondo virtuale fatto di dialoghi... silenziosi. I tempi sono cambiati e bisogna adeguarsi, però... che nostalgia della Sora Maria che ci raccontava i suoi fatti con tanta benevolenza e un pizzico di curiosità civettuola "giusto pe fasse un po' i fatti dell'artri."

Er Principale

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